Sala II

 Il Paliotto in argento sbalzato, parzialmente dorato risale al secolo XII. Secondo la tradizione, fu donato da Papa Celestino II di famiglia castellana, nel 1142 per abbellire la parte anteriore dell'altare del Duomo. Domina al centro un Cristo benedicente, assiso su un trono, che tiene con la sinistra il libro delle vita, contornato dalla raffigurazione del sole, della luna e di due stelle. Ai lati suddivisi in scomparti, sono rappresentati in ordine cronologico i principali eventi della Storia della salvezza: l'Annunciazione, la Visitazione, la Natività, l'Adorazione dei Magi, Presentazione di Gesù al Tempio, la Fuga dall'Egitto, l'Arresto di Gesù al Getsemani, la Crocifissione e tre Santi, tradizionalmente identificati in Donnino, Florido e Amanzio. Sopra e sotto la figura del Cristo benedicente sono raffigurati i simboli dei quattro evangelisti: i quattro animali alati, la cui funzione di simbolo si ispira all'inizio di ciascun Vangelo: l'uomo per San Matteo, il leone per San Marco, il toro per San Luca, e l'aquila per San Giovanni. Questo paliotto è opera probabilmente di più maestranze, con evidenti influssi bizantini ma superati da un sentito plasticismo. Per certa libertà d'impostazione e per l'espressionistica narrativa s'inserisce nel vivo della cultura romanica. Risulta evidente il legame con la contemporanea scultura in pietra: le figure infatti emergono con forza dal fondo della lamina, caratteristica che viene accentuata dalla doratura applicata sulle parti a rilievo. E' inoltre tipicamente romanico il modo di trattare i panneggi con un'attenzione rivolta all'effetto decorativo più che realistico. Romaniche sono inoltre la differenza di scala (che va in rapporto ad una visione gerarchica della narrazione degli avvenimenti) e la presenza ripetuta di un personaggio in una stessa scena. I primi studiosi che si interessarono al paliotto lo riferirono genericamente ad un artista di cultura bizantina, solo in seguito uno dei maggiori studiosi dell'arte medievale, Pietro Toesca, diede una collocazione stilistica più adeguata. Secondo Toesca l'Adorazione dei Magi e il Cristo benedicente mostrano un linguaggio affine alla scultura lombarda mentre meno innovative sono le scene della Natività e della Crocifissione che imitano in tono minore i modelli bizantini.


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