SCHEDE AUTORI


ALBERTO DI GIOVANNI ALBERTI (1525-1599)
Detto Berto, architetto, intagliatore e pittore di Sansepolcro, fu attivo come maestro di legname ad Arezzo (intagli del coro del Duomo) e a Roma (dal 1564 al 1586). A Città di Castello eseguì vari lavori d'intaglio in varie chiese. 

BARBONI VINCENZO (1802 - 1859)
Nacque a Città di Castello da famiglia borghese. Fu discepolo di Giuseppe Crosti, insieme ai fratelli castellani Chialli Vincenzo (pittore) e Giuseppe (scultore). Fu poi a Perugia alla scuola del disegnatore Tommaso Mainardi, che lo condusse a Roma, quando fu chiamato all'Accademia di San Luca. E' sua opera la tavola, che fu posta sopra la porta gotica laterale della Cattedrale tifernate, prospiciente Piazza Gabriotti: raffigura Maria santissima in trono con Bambino e ai lati i Santi Florido Amanzio e Crescenziano (tavola ora posta nella sacrestia). Fece vari lavori fra i quali il Martirio di San Lorenzo, conservato nel Palazzo Comunale, e una Madonna con i Santi Eligio e Lucia, ora nella Pinacoteca Comunale. Diresse una scuola comunale di disegno.

BATTISTA DA CASTELLO
Non si hanno notizie biografiche. "Assieme al Gherardi, solamente Battista della Bilia è chiamato "pittore"; l'altro Battista, similmente da Città di Castello, che subentra nell'incarico alla morte dell'omonimo pittore, è più verosimilmente garzone e aiuto del Gherardi" (Cfr. C. Rosini, "Dietro la moda delle grottesche - Prospero Fontana e Paolo Vitelli", 1986, p. 27). Ricordato dal Vasari per la decorazione del Palazzo Vitelli alla Cannoniera. Forse sono da attribuire a lui i disegni degli stalli della Basilica superiore di Città di Castello del 1533.

CONCA TOMMASO MARIA (1734 - 1822)
Pittore romano, membro dell'Arcadia e dell'Accademia di San Luca di cui fu presidente negli anni 1792-1795. Le prime opere, ad iniziare dall'Assunzione (1768-69) segnano la fase di ricerca, che gli assegna un posto a sé stante sia rispetto al tardo rococò, sia rispetto al nascente Neoclassicismo. I cicli romani affrescati nella sala Egizia (1775) e nella sala di Sileno (1780) a Villa Borghese, nella Sala delle Muse (1782-86), in Vaticano, e gli affreschi della Cattedrale tifernate, ne fanno uno dei più interessanti esponenti del Neoclassicismo romano. A Città di Castello ha decorato il Palazzo Lignani Marchesani: fece i disegni della sala Egizia, eseguiti poi dal figlio Giacomo. Alcuni dipinti ad olio come Apollo, la Pace, Marte sono invece autografi.

COSTANTINI ERMENEGILDO (1731-1791)
Pittore romano, allievo di Marco Benefial (Roma 1684 - 1764), si discosta dal maestro per un linguaggio pittorico di ascendenza barocca "che tendeva al grandioso e al decorativo" (M. Coccia, in AA.VV., "La pittura in Italia. Il Settecento", cit. II, p. 680). Eseguì molti affreschi a Roma con il suo stile Nebarocco, a Velletri (Cappella del Sacramento) e a Recanati (Galleria del Palazzo Antici). Tommaso Antici, soddisfatto del lavoro recanatese, propose il pittore ai canonici tifernati, che lo prescelsero tra molti concorrenti, ritenendolo degno di stare accanto ai prestigiosi pittori Ludovico Mazzanti e Marco Benefial. Dopo il terremoto del 1789, che fece temere anche della sua vita, tornò a Roma e continuò a lavorare. L'ultima sua opera è una copia parziale della Pala di San Nicola da Tolentino, di Raffaello (molto gravemente danneggiata nel terremoto del 1789) datata 1791, attualmente nella Pinacoteca Comunale di Città di Castello.

FRANCESCO DA TIFERNO
Visse nel sec. XV - XVI. Di lui poco si sa, né appare fondata l'opinione di Titi, che per primo parlò del pittore quale discepolo di Raffaello. "Errore massiccio" ritiene tale notizia G. Mancini (cfr. "Istruzione storico-pittorica per visitare le chiese e i palazzi di Città di Castello", 1832, II, p. 58), il quale esclude anche che Francesco sia stato discepolo di Pietro Perugino ed esprime l'opinione che "esser ne dovesse (discepolo) di Gentile da Fabriano, che qui molto si trattenne per le molte opere che vi dipinse" (p. 59). Francesco tifernate aveva dipinto per la Chiesa di Santa Maria Nuova al corso una tavola con Giobbe, San Donnino e altri Santi, tavola rovinata per il terremoto del 1789. Il Mancini, giudica l'Annunciazione del Museo del Duomo dipinta "con stile alquanto più secco" (op. cit., I, p. 201) rispetto alla più importante Annunciazione, conservata nella Pinacoteca Comunale.

GAGLIARDI BERNARDINO (1609 - ?)
Nacque a Città di Castello. Avviato alla pittura alla scuola di Rinaldo Rinaldi, pittore e architetto tifernate, fu poi a Roma alla scuola di Avanzino Nucci (1552-1629), noto e affermato pittore tifernate, discepolo del Pomarancio, che lavorò a Roma nella Basilica di San Paolo, nell'Oratorio della Trinità dei Pellegrini, a San Callisto ed in altre chiese. Operoso in diverse città, il Gagliardi si stabilì a Roma nel 1636 e vi aprì una scuola. Le sue opere lo imposero all'ammirazione di tutti. Il Papa Urbano VII lo insignì della Croce dell'Ordine di Cristo. Fu annoverato tra gli accademici di San Luca, di cui fu presidente nel 1655. Tornato a Città di Castello, vi eseguì molti lavori per la Basilica Cattedrale, per la Chiesa di San Giovanni decollato, una Deposizione ora in Seminario, per la chiesa di Combarbio, un'Assunzione, affresco rovinato nel terremoto del 1789, molto apprezzato da M. Benefial, che ad esso sembra essersi ispirato per il suo affresco dell'Assunta sulla volta del presbiterio della Cattedrale tifernate. Aprì una scuola a Perugia e lavorò in varie località umbre. 

GIACOMO DI SER MICHELE
In un rogito di Niccolò di Ser Marco Vanni (Archivio Notarile, rogiti di Ser Marco Vanni, c.195) si parla di Giacomo di Ser Michele castellano, che insieme al Maestro Giorgio d'Andrea di Barolo da Siena dipinse per il Capitolo dei Canonici "con ottimi colori una tavola con Maria SS. a sedere col Figlio in braccio; e ritto in piè da una banda un S. Florido e dall'altra un S. Amanzio: e tale opera fecero per lo prezzo di fiorini 35 d'oro, con l'obbligo di dorare con oro puro" (cfr. Mancini, op. cit., II p. 55).

GIULIANO DA SANGALLO (1445 ca. - 1516)
Fu il maggior architetto fiorentino della sua epoca, l'unico che si pose con serietà il problema di rinnovare le tipologie edilizie appoggiandosi ad uno studio diretto dell'architettura antica. Nel 1465 a Roma svolse attenti rilievi di monumenti antichi riempendo alcuni taccuini (celebre tra tutti il Taccuino senese). Le sue maggiori creazioni nacquero a Firenze dove fece ritorno nel 1479 tra le quali ricordiamo Palazzo Gondi. Due furono le commissioni architettoniche di Lorenzo il Magnifico, Santa Maria delle Carceri a Prato e la villa di Poggio a Caiano circondata da un vasto parco ed eretta sopra una piattaforma quadrata aperta da arcate. Muore nel 1516.

GORO DI GREGORIO 
Orafo senese e scultore di marmo, attivo negli anni 1330, caratterizzato da quell'"estremismo" gotico, che lo apparenta, unico tra gli scultori, all'oreficeria senese. Svolse la propria attività in parallelo ad Agostino di Giovanni (attivo ad Arezzo nel 1330), a Simone Martini e ai fratelli Lorenzetti. L'analogia tra il Riccio di Pastorale, datato circa il 1324, e l'opera di Goro è stata notata la prima volta da G. Previtali.

MAESTRO DELLA CROCIFISSIONE VOLPI
Autore non identificato, è predecessore del Bonfigli. E' attivo a Perugia nella prima metà del sec. XV. "Dopo un esordio tardogotico, in rapporto con Pietro di Nicola da Orvieto, si evolve gradualmente in senso rinascimentale" (F. Todini, "La pittura umbra dal Duecento al primo Cinquecento", I, Milano, 1989, p. 127). E' autore di varie opere (alcune si trovano all'estero), tra le quali un affresco raffigurante la Crocifissione, che fa parte della "Collezione Volpi" di Firenze (da qui il nome dell'autore). Elia Volpi (1858 - 1938), originario di Città di Castello, fu un antiquario molto noto e realizzò importanti collezioni di opere d'arte, oggi disperse, specialmente negli Stati Uniti. Fra le sue benemerenze è da ricordare la donazione (1912) del Palazzo Vitelli alla Cannoniera, restaurato e arredato, al Comune di Città di Castello, perché vi collocasse la Pinacoteca.

MAZZANTI LUDOVICO (1686 - 1775)
Pittore di nobile famiglia orvietana, di formazione romano-napoletana. Svolse la prima attività fra Roma e Orvieto. A Roma lavorò con Nicolò Pomarancio in Santa Maria dell'Apollinare. A Orvieto fece il disegno per il mosaico superiore della facciata del Duomo (1713-1714). Eseguì molti lavori a Napoli, dove si stabilì negli anni 1733-1740, e nella Campania (Abbazia di Montevergine). Divenne membro dell'Accademia di San Luca nel 1744. A Città di Castello fu chiamato perché già noto per i suoi lavori. Della Cattedrale egli affrescò l'originaria cupola, costruita su disegno dell'architetto Nicola Barbioni e crollata nel terremoto del 1789. I documenti relativi a questa sua opera si conservano nell'archivio Capitolare tifernate. Del suo lavoro restano gli Evangelisti sui peducci della cupola e i relativi modelli, custoditi nel Museo del Duomo, opera di una magniloquenza ancora barocca. A Città di Castello eseguì dipinti (due pale) per il monastero delle Murate ed altre decorazioni in abitazioni private. Ebbe commissioni anche da altre nazioni (Francia e Polonia).

PACETTI GIOVAN BATTISTA (1593 - ?)
Detto "lo Sguazzino", artista tifernate appartenente alla scuola romana, ha lasciato molte opere, specialmente a Città di Castello nella Basilica Cattedrale, a Perugia e a Bevagna. Non si conosce l'anno della morte. 

PINTURICCHIO (BERNARDINO DI BETTO) (1454 -1513)
Fu collaboratore del Perugino a Perugia sua città natale (due riquadri negli sportelli del Gonfalone di San Bernardino, del 1473, oggi alla Pinacoteca di Perugia) e a Roma (affreschi della cappella Sistina, 1481-83, e le Storie di San Bernardino all'Aracoeli, tra il 1485 e il 1490). Tra i due vi sono molti punti di contatto anche se la forza di Pinturicchio risiedeva nell'inventività decorativa, fantasiosa e vivace. Amava descrivere tipi umani, disposti entro vivaci ambientazioni urbane o paesaggistiche. E' pittore dal gusto arcaicizzante, per il quale è stato talvolta avvicinato alla cultura tardogotica. A Roma fu il pittore più richiesto tra il 1480 e la fine del secolo, dal Papa Alessandro VI Borgia. Dal 1492 al 1494 affrescò le stanze - gli appartamenti Borgia - che il papa aveva scelto come sua dimora nei palazzi vaticani. Ebbe tra i collaboratori Pier Matteo di Amelia e Antonio da Viterbo. Tornato a Perugia, lavorò in Umbria (Perugia, Spoleto, Spello). Dal 1502 si stabilì a Siena dove affrescò la cappella di San Giovanni Battista nel Duomo e dove eseguì il suo capolavoro, gli affreschi con Storie di papa Pio II per la libreria Piccolomini nel Duomo di Siena, eccezionali sia per la solidità organica delle figure, che per le invenzioni prospettiche e architettoniche. Si valse della collaborazione del giovane Raffaello, cui competono le idee più moderne del ciclo: è dunque un'opera che travalica, e non solo da un punto di vista strettamente cronologico, i limiti del XV secolo. Muore a Siena nel 1513.

ROSSO FIORENTINO (GIOVANNI BATTISTA DI JACOPO DI GASPARRE
(1495 - 1540)
Nasce a Firenze, fu uno dei maggiori pittori fiorentini del Cinquecento. Protagonista della prima e fondamentale stagione de Manierismo fiorentino, si forma insieme a Pontormo presso la bottega di Andrea del Sarto ed esordisce con loro negli affreschi del chiostrino dei Voti della Santissima Annunziata. Nella letteratura critica si parla di una sua "rivoluzione" nell'ambito della pittura, parallela a quella operata nei medesimi anni dal Pontormo. Questi tuttavia fece innovazioni più radicali, con più intensa ricerca e con sperimentazione di nuove forme e schemi pittorici. Fin dall'inizio dunque il Rosso si impone come figura controversa e polemica: i suoi personaggi hanno spesso fisionomie bizzarre, perfino diaboliche ("arie crudeli e disperate" secondo Vasari), che lasciano perplessi i committenti. La Deposizione dalla Croce di Volterra (1521) è in tal senso emblematica per la violenta deformazione delle figure e dei colori, con un'aggressività sconcertante. L'evoluzione stilistica del pittore è incalzante: nel giro di pochi anni, attraverso opere di notevole importanza, passa dall'influsso fiorentino (Pontormo e Andrea del Sarto) a quello romano di Michelangelo, fino a confrontarsi col Parmigianino. Dopo il Sacco di Roma (1527) il pittore compie alcune viaggi: nel suo stile si alternano scatti aspri, demoniaci, e una maggiore dolcezza, più consona a committenze ufficiali. Sono questi gli anni in cui realizza per la Confraternita di Santa Croce di Sansepolcro, la tavola raffigurante la Deposizione dalla Croce (1528) oggi conservata nella Chiesa di San Lorenzo e il Cristo in Gloria (1528-30) eseguito per la Compagnia del Corpus Domini di Città di Castello, un tempo nel transetto di sinistra poi nella Cappella del Santissimo Sacramento della Cattedrale. Nel 1530 si trasferisce a Parigi: per il re Francesco I realizza la grandiosa galleria del Castello Reale di Fontainebleau (1532-1537), monumento fondamentale per la diffusione dell'estetica manierata in Europa. Muore a Fontainebleau (Parigi) nel 1540.

ROMANO GIULIO (1492 - 1546)
Nome con cui è noto il pittore e architetto romano Giulio Pippi che fu tra gli iniziatori del Manierismo. Il Vasari lo definì "erede del graziosissimo Raffaello, sì nei costumi quanto nella bellezza delle figure nell'arte della pittura". Grande organizzatore di imprese decorative, compie tutto l'iter della formazione e della prima attività nella bottega di Raffaello, di cui diventa in breve il più fidato collaboratore. In tale veste si occupa dell'esecuzione di importanti cicli, come le stanze e le Logge del Vaticano, la Farnesina, Villa Madama. Non è facile distinguere la mano di Giulio da quella di altri collaboratori di Raffaello: un tratto più plastico e colori metallici caratterizzano tuttavia opere come il Martirio di Santo Stefano (Genova, Santo Stefano) o la Madonna della Gatta (Napoli, Capodimonte), in cui emerge anche la tendenza a gesti ed espressioni di una certa enfasi oratoria, in linea con il nascente Manierismo. Alla morte di Raffaello (1520) Giulio Romano assume la direzione della bottega, portando a compimento lavori di notevole impegno (sala di Costantino in Vaticano). Nel 1524 si trasferisce a Mantova: da questo momento fino alla morte, Giulio si trasforma nello spettacolare regista dell'ultima stagione dell'arte di corte rinascimentale in Italia. Per i Gonzaga progetta straordinari cicli di affreschi, costruzioni ambiziose (Palazzo Te, il Duomo di Mantova, l'Abbazia di San Benedetto Po) o colossali rinnovamenti di edifici antichi (nuovi quartieri e cortili in Palazzo Ducale), ma realizza anche cartoni per arazzi o disegni per oreficerie, curando insomma nel suo complesso tutta l'immagine pubblica della corte di Isabella e di Federico Gonzaga. La dispersione e la demolizione delle residenze gonzaghesche ha fatto parzialmente perdere alcune di queste imprese: l'operazione più complessa e ricca di significati resta la progettazione e la decorazione di Palazzo Te, in cui ogni sala presenta nuove e sempre più coinvolgenti soluzioni ornamentali. Muore a Mantova nel 1546.

SIGNORELLI LUCA (1445 ca. - 1523)
Raccogliendo ed interpretando gli stimoli più aggiornati ed espressivi della pittura toscana, Luca Signorelli, artista cortonese, svolge un'intensissima e preziosa attività di raccordo tra "centro" e "periferia", alternando periodi trascorsi nel vivo della produzione culturale (gli ambienti di Lorenzo il Magnifico a Firenze e di Federico da Montefeltro a Urbino) con lunghi soggiorni in centri minori. Allievo di Piero della Francesca ad Arezzo e poi seguace dei Pollaiolo a Firenze, l'artista completa la propria cultura con un soggiorno a Urbino, dove dipinge tra l'altro la Flagellazione, oggi nella Pinacoteca di Brera a Milano. Nel 1482 è a Roma, come collaboratore del Perugino negli affreschi della Cappella Sistina, e il contatto con l'artista umbro lo porta a ingentilire lo stile, come si può notare negli affreschi della sagrestia del santuario di Loreto e nella Pala di Sant'Onofrio nel Duomo di Perugia (1484). Trasferitosi a Firenze, l'artista diventa un protagonista dell'ambiente culturale raccolto intorno a Lorenzo de' Medeci: a questa fase appartengono alcune tavole conservate agli Uffizi. Dopo la morte del Magnifico, il pittore preferisce lasciare Firenze per affrontare due grandi, memorabili cicli di affreschi: le Storie di San Benedetto nel chiostro dell'abbazia di Monteoliveto Maggiore (1496-1498) e la terribile Apocalissi nella Cappella di San Brizio del Duomo di Orvieto (1499-1504). Gli ultimi due decenni di attività di Luca Signorelli si svolgono quasi interamente in provincia, tra Cortona e Città di Castello. Muore nel 1523 a Cortona.

VITELLI ALESSANDRO (1494-1554)
Padre di Vitellozzo (il quale si ribellò alle prepotenze di Cesare Borgia e perciò venne fatto strangolare nel 1502), Vescovo di Città di Castello, creato cardinale da Paolo IV, dopo una vita di intensissima attività militare, morì a Citerna, data da papa Clemente VII in vicariato ai Vitelli. Un rogito di Nello Rampacci da Citerna, conservato nell'archivio capitolare, testimonia il trasporto della salma, fatto a spalla dai citernesi, suoi sudditi, e la sua sepoltura, avvenuta domenica, 11 febbraio.
    

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